Cosa è il malocchio

togliere il malocchio

Il malocchio nella tradizione sarda assume diverse denominazioni secondo la località, come ocru malu nel nuorese, ogru malu nel logudorese e ogu malu nel Campidano. Esistono poi tutta una serie di espressioni dialettali utilizzate per designare l’avvenuto maleficio: l’occhio che aggredisce è un occhio cattivo (ogu malu) oppure un occhio che si posa (si ponidi) recando danno, oppure che prende d’occhio (pigai de ogu).

L’effetto deleterio viene causato dallo sguardo, mezzo attraverso il quale si esternano le forze interiori e può essere lanciato da chiunque (ghettai ogu), donna o uomo.

Ma cosa fa funzionare il malocchio? Semplicemente il desiderio, l’ammirazione o l’invidia per le altrui cose.

Sentire il desiderio di qualcosa che si vede e che appartiene ad altri comporta automaticamente il rischio che questo qualcosa venga colpito nelle sue peculiarità o venga meno del tutto.
E questo rischio sussiste sia quando il desiderio viene esternato, sia quando esso rimane un fatto intimo dell’individuo, o addirittura un fatto di cui il responsabile non ha piena consapevolezza.

Uguale rischio comportano anche le più comuni espressioni di ammirazione verso persone, animali o cose, soprattutto quando questa ammirazione è determinata da una particolare bellezza dell’entità in questione: un bel bambino o un bel cavallo possono subire l’influsso ostile, una bella pianta può seccarsi, se qualcuno esprime, o anche solo sente ammirazione nei loro confronti e non si adoperano le terapie del caso.

Situazioni come una relazione di amicizia, un matrimonio, un fidanzamento o un lavoro possono venir compromessi quando suscitano l’invidia di qualcuno.

PREVENZIONE

Il sistema di difesa preventivo è costituito da svariati oggetti, come gli amuleti, e da gesti destinati ad annullare il possibile influsso negativo.

Tra i più diffusi in Sardegna ricordiamo Sa sabegia (conosciuta come cocco in Barbagia,Pinnadellu in Gallura e Logudoro, Pinnadeddu nell’Oristanese), una pietra nera tonda (in giavazzo, onice, ossidiana),  incastonata in argento. Per funzionare da anti-malocchio l’amuleto deve essere abbrebau, cioè su di esso dovevano essere stati recitati is brebus le “parole”, formule magico-religiose.

In alcune zone della Sardegna la pietra nera veniva sostituita dal corallo, cambiando il nome in corradeddu ‘e s’ogu leau (corallino del malocchio).

Un altro amuleto è su scrappollariu (scapolare), di varia forma, trattati con is brebus da “is praticas”.

RIMEDI

Le cure per il malocchio rientrano nella medicina popolare sarda, anche se fanno parte delle casistiche che sconfinano nel magico. Tali cure eliminano le influenze nefaste riportando il soggetto nello stato psicofisico precedente a “sa pighada de ogu”.

Per quanto riguarda la preparazione della medicina, esistono diverse procedure che variano non solo da paese a paese ma anche da un operatore all’altro all’interno dello stesso paese.

Sostanzialmente nel rituale si riscontra la presenza, diversamente combinata, dei seguenti elementi: i “brebus”, preghiere quali il Padre Nostro, l’Ave Maria, la recitazione del Credo, spesso assieme all’uso di grano, acqua, sale, olio, orzo, riso, pietre, corno di muflone, di cervo o di bue, l’occhio di Santa Lucia, il carbone, carta, anelli.

In passato, ma probabilmente anche ora, vi è una componente di segretezza necessaria in quanto tali pratiche vengono condannate dalla curia, anche se questo non vieta alla popolazione di farvi ricorso all’occorrenza.

Le vittime maggiormente colpite sono i bambini ed i sintomi più comuni vengono descritti come svenimenti, un forte mal di testa o febbre alta, vomiti e capogiri, anche se diverse testimonianze raccontano di come s’ogu pigau possa condurre alla morte.

Nel caso in cui il malocchio abbia già fatto effetto, le cure possono essere molteplici. La più diffusa è conosciuta con diversi nomi: s’aqua de s’ogu,aqua licornia, aqua medallia o semplicemente mexina de s’ogu (medicina dell’occhio), l’unica definizione che si riscontri presente in tutta la Sardegna.

Il malocchio può essere esercitato su tutto ciò che è vivo, quindi non solo esseri umani ma anche sugli animali, sulle piante, sulla frutta, sugli ortaggi; in questi casi spesso ciò che è colpito “si scorara”, ossia perde qualunque forza e muore. Alcuni ritengono addirittura che il malocchio possa colpire il cibo nel senso che la sua preparazione può andare a male: torte o pane che non lievitano, crema che impazzisce, conserve che ammuffiscono.

Anche per gli animali si può ricorrere ai rimedi tradizionali, con l’utilizzo delle erbe e dei “brebus“.

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